Francesco Tirelli: l'intervista

Francesco Tirelli: l'intervista

Rock'n'Roll
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Ciao, partiamo dal vostro nuovo video: come nascono la canzone e l’idea del clip?

La canzone è una ballata in stile Southern Rock che ripercorre la parte migliore del crescere in provincia. Ricorda, per certi versi, alcuni brani di autori famosi delle nostre terre come Vasco o Ligabue, ma, al contempo, alcuni brani del sud degli Stati Uniti.

Il nostro obbiettivo era proprio di costruire un pezzo che potesse essere ambientato, nella fantasia di chi lo ascolta, in pianura padana come nel Texas. 

Il video lo abbiamo girato parzialmente nella zona dei castelli matildici, nelle colline reggiane e parzialmente nel crinale appenninico che divide Emilia Romagna e Toscana.

L’idea, come ideale proseguo della canzone, era quella di riprendere classici video Southern Rock girati negli Stati Uniti del sud e al contempo rivivere una di quelle avventure che facevamo da ragazzi.

Così siamo partiti a piedi e abbiamo camminato in bellissimi posti per alcuni giorni, riprendendo la bellezza di quei luoghi e ricavandone, alla fine, un video.

Il video esce in contemporanea con il vostro nuovo disco: ci raccontate un po’ com’è? 

Il nostro nuovo album è stato una vera novità: a differenza dei nostri 4 album precedenti, che sono nati nel modo più classico, “l’isola che non è” è stato la conseguenza dei singoli pubblicati in questi mesi.

Questa scelta, dovuta al cambiamento del mercato discografico, ha influenzato il disco, trasformandolo da una semplice fotografia di un momento, a un racconto di un periodo durato una quindicina di mesi. 

Com’è la scena reggiana per la musica emergente oggi?

Emergente: “participio presente di emergere - che esce o sporge da una superficie uniforme”. Citiamo la Treccani per spiegare come a Reggio Emilia, di davvero emergenti, non c’è nessuno dai primi anni 90, quando Luciano Ligabue e Zucchero, riuscirono ad emergere ed imporsi nella scena musicale italiana.

Dopo di loro, a Reggio Emilia, nessuno è riuscito ad emergere, subendo prima la scena musicale rap milanese, poi quella indie che ha avuto le sue capitali a Roma, Bergamo e Bologna.

E’ triste per una città che in passato aveva prodotto tantissima musica, dai citati Ligabue e Zucchero a Iva Zanicchi, dai Nomadi a Benny Benassi, dai CCCP a Orietta Berti, adagiarsi ad ascoltare Tribute Band non abbia voglia di sentire qualcosa di nuovo, ma tant’è.

A pensarci, in questa estate 2021 la principale esponente della musica reggiana emergente è stata proprio Orietta Berti, visto che il tormentone estivo è anche e soprattutto suo.

Avete in programma qualche live?

Non ancora. Suonando la nostra musica rock abbiamo il bisogno e la fame di avere davanti persone che saltano e ballano e non possiamo pensare a un concerto con il distanziamento. Quindi siamo in trepidante attesa che le normative permettano di fare la festa che abbiamo voglia e la necessità di fare. 

Ma siamo certi che prima o dopo potremo tornare a fare quello che sappiamo fare meglio: sprigionare ansime al nostro pubblico,  tutta la nostra carica.

Che progetti avete per la seconda parte del 2021?

La promozione del disco prenderà il totale sopravvento su ogni altro impegno anche se, lo ammettiamo, siamo già in sala di registrazione a suonare un paio di nuovi pezzi che dovrebbero lanciare una raccolta dei migliori brani pubblicati in questi 11 anni e 5 dischi di musica.

Poi, si spera, i concerti dal vivo, ma come abbiamo detto prima, quello dipenderà unicamente dalle condizioni e limitazioni alle quali saremo sottoposti.

Fabio Alcini

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